LE PRIMARIE PER LE ELEZIONI DEL SEGRETARIO REGIONALE DEL PD LAZIO, UNA VERA PROVA DI DILETTANTISMO POLITICO.
Stiamo passando da un sistema politico di tipo aristocratico, nel quale una volta entrati non si esce più, a un sistema politico di tipo anarchico: si va affermando sempre più una vera e propria tendenza a stabilire le regole del gioco durante il gioco. Le primarie per l'elezione del Segretario del PD del Lazio ne sono la prova più provata.
Capisco le primarie per scegliere il candidato premier o il governatore di una regione o il sindaco di una grande città, ma il segretario regionale di un partito deve essere il risultato delle dinamiche di potere e organizzative del partito stesso, che è il luogo e l'insieme dei gruppi (anime, correnti, ecc.) che svolgono correntemente l'attività politica. Si possono migliorare le dinamiche e le forme istituzionali, affinché si realizzi la massima trasparenza e partecipazione all'interno delle strutture di partito, ma non si può azzerare tutta l'attività politica, che in quella sede si svolge per tutto l'anno, portando in piazza una decisione organizzativa: la principale scelta organizzativa.
Un vero esempio di dilettantismo, che trova l'unica ragione in un latente ma profondo conflitto interno al PD tra anime politiche diverse, ma soprattutto nella maggiore forza che sanno esprimere le minoranze organizzate all'interno di Strutture di governo che funzionano in modo verticistico, accentrando la decisione in un'unica persona.
Stiamo distruggendo la democrazia rappresentativa a favore di forme effimere di democrazia diretta. E la causa di questo sfascio è tutta nella resistenza di coloro che occupano il potere da decenni e in un'immaturità politica e sociale delle nuove generazioni.
Salvare la democrazia rappresentativa, in questo paese senza un'etica politica, significa imporre limiti temporali alle carriere politiche e non mettere in mano a una piazza ingenua e incompetente le decisioni sul futuro del paese.
La democrazia rappresentativa è l'unica palestra per formare dirigenti politici e sindacali competenti e di valore. Soprattutto, attraverso le diverse fasi organizzative e di voto, è l'unico sistema per scegliere in maniera ponderata.
Insomma la differenza tra la democrazia diretta e la democrazia rappresentativa, per adoperare una metafora matematica, è la stessa che passa tra la media semplice e quella ponderata.
Con la media semplice puoi contare solo le galline nel tuo pollaio domestico.
Ridefinire e ristrutturare il governo di questo paese, oltre le strutture e le relazioni della democrazia istituzionale, sarà impresa dura.
Ma quanta ignoranza gestionale c'è tra quelli che sbandierano una qualsiasi forma di "purezza" politica e quanta ingenuità tra le nuove generazioni.
IL PROBLEMA RICORRENTE IN SOCIOLOGIA E' QUELLO DI CONSIDERARE LE ORGANIZZAZIONI COLLETTIVE E DI STUDIARLE IN MODO DA NON ANTROPOMORFIZZARLE O RIDURLE AL COMPORTAMENTO DEGLI INDIVIDUI O DEGLI AGGREGATI UMANI. (Guy E. Swanson, 1976)
sabato 18 febbraio 2012
sabato 11 febbraio 2012
GUARDARE ALL'ISTINTO PER NON SBAGLIARE.
LA STORIA DELLA GATTA INNAMORATA.
C’era una volta una gatta che vide un bel giovanotto e s’innamorò di lui. Andò da Afrodite, la dea dell’amore, e la supplicò di trasformarla in una donna, per poter incontrare il giovanotto e farne il suo innamorato. Afrodite, dispiaciuta per la gattina e intenerita dalla richiesta, la trasformò in una bellissima ragazza. Quando la vide, il giovanotto s’innamorò di lei e la volle sposare. La prima notte, quando gli sposini si trovarono soli nella camera da letto, Afrodite, incapace di resistere alla curiosità di vedere se gli istinti della gatta si erano trasformati insieme al suo aspetto, liberò un topino nella stanza. La ragazza, scordandosi all’istante di chi era e dove si trovava, saltò giù dal letto con un balzo e diede la caccia al topo per mangiarlo.
C’era una volta una gatta che vide un bel giovanotto e s’innamorò di lui. Andò da Afrodite, la dea dell’amore, e la supplicò di trasformarla in una donna, per poter incontrare il giovanotto e farne il suo innamorato. Afrodite, dispiaciuta per la gattina e intenerita dalla richiesta, la trasformò in una bellissima ragazza. Quando la vide, il giovanotto s’innamorò di lei e la volle sposare. La prima notte, quando gli sposini si trovarono soli nella camera da letto, Afrodite, incapace di resistere alla curiosità di vedere se gli istinti della gatta si erano trasformati insieme al suo aspetto, liberò un topino nella stanza. La ragazza, scordandosi all’istante di chi era e dove si trovava, saltò giù dal letto con un balzo e diede la caccia al topo per mangiarlo.
CERCAVO IL SINDACATO E LEGGETE UN PO' COSA MI E' ACCADUTO.
Da qualche anno, ho deciso di cercare il Sindacato. Mi sono chiesto chi è, dove vive. Ho parlato ed ascoltato molti saggi e presunti tali, ho letto tanto. Ero sul punto di desistere, quando all’improvviso, sulla lunga via, mi è apparso un cartello con su scritto: “Sindacato, da questa parte”.
Pieno di gioia, ho seguito la direzione indicata dal cartello e, arrivato in cima a una collina, ho trovato una piccola capanna con un altro cartello: “qui abita il Sindacato”. Ho bussato alla porta, emozionatissimo. Dopo alcuni minuti di attesa spasmodica, la porta s’è aperta scricchiolando. E’ emersa dal buio una creatura vecchia e spaventosa, con la gobba, le mani rattrappite e la faccia piena di rughe. Con voce acuta e rotta la creatura mi ha chiesto: “che c’è, caro?”
- “Mi scusi, ho sbagliato posto. Vede … cercavo il Sindacato”;
- “Be’, mi hai trovato. Entra”, rispose il vecchio con un sorriso.
Con riluttanza ho seguito il vecchio all’interno della capanna e seduto su un tappetino accanto al fuoco, per molti giorni, ho conversato con lui, discusso e scambiato idee.
Ho incominciato a comprendere tutte le intricate complicazioni del Sindacato.
Ho imparato sempre di più del Sindacato.
Quindi, un giorno ho deciso di ritornare forte e deciso in quest’ufficio, per poter guardare al futuro.
Salutando il “Vecchio”, gli ho chiesto: “ma da dove incomincio, cosa dico alla gente?”
Mi ha risposto: “be’ caro … dì che sono giovane e bello e poi cerca di rappresentarmi al meglio”.
E così che ho deciso di rappresentare un sindacato che guarda al futuro, che è giovane e forte: indipendente e competente nei rapporti con i dirigenti e con la politica.
Pieno di gioia, ho seguito la direzione indicata dal cartello e, arrivato in cima a una collina, ho trovato una piccola capanna con un altro cartello: “qui abita il Sindacato”. Ho bussato alla porta, emozionatissimo. Dopo alcuni minuti di attesa spasmodica, la porta s’è aperta scricchiolando. E’ emersa dal buio una creatura vecchia e spaventosa, con la gobba, le mani rattrappite e la faccia piena di rughe. Con voce acuta e rotta la creatura mi ha chiesto: “che c’è, caro?”
- “Mi scusi, ho sbagliato posto. Vede … cercavo il Sindacato”;
- “Be’, mi hai trovato. Entra”, rispose il vecchio con un sorriso.
Con riluttanza ho seguito il vecchio all’interno della capanna e seduto su un tappetino accanto al fuoco, per molti giorni, ho conversato con lui, discusso e scambiato idee.
Ho incominciato a comprendere tutte le intricate complicazioni del Sindacato.
Ho imparato sempre di più del Sindacato.
Quindi, un giorno ho deciso di ritornare forte e deciso in quest’ufficio, per poter guardare al futuro.
Salutando il “Vecchio”, gli ho chiesto: “ma da dove incomincio, cosa dico alla gente?”
Mi ha risposto: “be’ caro … dì che sono giovane e bello e poi cerca di rappresentarmi al meglio”.
E così che ho deciso di rappresentare un sindacato che guarda al futuro, che è giovane e forte: indipendente e competente nei rapporti con i dirigenti e con la politica.
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