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venerdì 2 dicembre 2011

Quale futuro per le Rappresentanze Sindacali Unitarie?

Lo scorso mese ho partecipato alla Conferenza regionale sull’organizzazione, indetta dalla UIL di Puglia e di Bari. Quando ho ricevuto l’invito è stata tanta la curiosità sull’argomento che per giorni ho ipotizzato possibili scenari di dibattito, soprattutto sul rapporto tra Rappresentanze Sindacali Unitarie e Organizzazioni Sindacali.
E’ stata grande la delusione, di organizzazione non si è parlato affatto.
Unico cenno è stata la proposta, da parte di alcuni rappresentanti di categoria, di aumentare gli anni di mandato per le R.S.U..
E’ indispensabile una riflessione sull’organizzazione sindacale e in specifico sulle relazioni tra R.S.U. e la “struttura” delle Organizzazioni Sindacali.

Una prima domanda: la RSU ha aumentato/migliorato la rappresentatività sindacale del lavoratore sul posto di lavoro?
A volte accade, negli uffici medio grandi, che un intero team di lavoro decide di indirizzare i propri voti su un suo componente e di eleggerlo nella RSU. Questo avviene spesso in maniera trasversale alle liste presentate dalle diverse sigle sindacali. Di conseguenza il collega eletto resta culturalmente un “indipendente”, anche se eletto in una lista emanazione di un’identità sindacale ben precisa.
Ci sono tante altre storie che si allontanano dalla classica identità dell’uomo di Sindacato, che decide chiedendo lumi lungo l’asse gerarchico della propria organizzazione.
Di fronte a queste prime osservazioni della realtà, possiamo dire che la RSU presenta una ricchezza di posizioni culturali, al contrario della superata struttura del "rappresentante aziendale”, referente sindacale che, in genere, resta incline a generalizzare tutte le questioni del lavoro attraverso la lente della propria mansione o del proprio ruolo all’interno dell’organizzazione dell’ufficio.
Nella RSU si confrontano prospettive diverse. Possiamo finalmente parlare di pluralismo culturale del lavoro. Pluralismo che va conservato anche nel sistema di partecipazione sindacale all’interno degli uffici, considerato che la norma consente la salvaguardia della decisione, disponendo che la RSU decide a maggioranza dei suoi componenti. Allora, che senso ha la nomina di un Rappresentante della RSU? Obiettare che ogni componente della RSU possa esprimere una sua idea nel vivo di una consultazione o concertazione con la controparte? Lottiamo contro la burocrazia partorendo sovrastrutture, quindi altra burocrazia.
In realtà, una leadership naturale emerge comunque in un gruppo sindacale, anche se eterogeneo. Diventa una risorsa fondamentale e lo stesso gruppo tende a conservarla nel tempo, ma chi viene investito di questo compito deve essere formato per far fronte alla eventuale presenza di “guastatori”, coloro che rincorrono esclusivamente il proprio fine personale, attuando la grossolana e banale tattica della “pupa alla finestra”,  obiettando su qualsiasi iniziativa altrui, o quella del gridare “al lupo al lupo”, enfatizzando ogni questione fino all’inverosimile. Tattiche spesso efficaci nei confronti di colleghi alle “prime armi”. 

Seconda domanda: la RSU riesce ad esprimere un’efficace azione sindacale nei luoghi di lavoro?
Se è vero che il componente della RSU non “sindacalizzato” è uomo “indipendente”, spesso si presenta senza adeguati riferimenti cognitivi, né possiede un’ottica di insieme dei sistemi di lavoro ed organizzazione aziendali. Al contrario, il componente RSU “sindacalizzato” ha un rapporto con i dirigenti della sua organizzazione sindacale che gli consente una vera e propria consulenza info-line (telefonica, perché la posta elettronica risulta per molti ancora complicata). A volte ha anche consapevolezza  delle linee programmatiche della sua organizzazione sindacale, quindi è capace di orientarsi nelle situazioni con un elevato livello di incertezza. Può prendere iniziative, ma corre il rischio di far scattare veti a priori da parte dei rappresentanti sindacali territoriali, sempre abbastanza preoccupati degli equilibri tra gli uffici di uno stesso territorio.
Le due tre suddette dinamiche, della quotidianità organizzativa della RSU, introducono un quadro attraversato da forze centrifughe che spingono verso l’esterno (riproducendo passivamente le posizioni dei rappresentanti sindacali territoriali) e forze centripete che tirano verso il centro con il rischio spesso di allinearsi a priori sulle posizioni assunte dai dirigenti degli uffici, in mancanza di altri riferimenti.
Questo quadro spesso dà ragione della mancanza di coerenza nelle decisioni, a distanza anche di pochi giorni, della discontinuità e frammentarietà dell’azione sindacale negli uffici, della polarizzazione degli interventi sindacali sulla contrattazione del FUA; mentre tutti gli altri bisogni del lavoratore, dalla formazione alla sicurezza e benessere sul posto di lavoro, restano nella retorica dei momenti di “palcoscenico”.
Ascoltare, da diversi responsabili di categoria in una Conferenza sull’organizzazione, che bisogna allungare il mandato delle RSU perché la stessa non ha il tempo di organizzarsi prima di agire, significa che c’è tanta strada da percorrere perché la Rappresentanza sindacale Unitaria possa diventare “adulta” nei luoghi di lavoro. 
Eppure tanti piccoli interventi si possono avviare a partire da incontri di confronto di esperienze, progettati e realizzati all’insegna della formazione dei partecipanti. Non sarebbe neanche difficile organizzare, a livello territoriale, un corso di formazione di una ventina di ore, contando sulla docenza gratuita di colleghi esperti e didatticamente preparati, risorse, d’altronde, non difficili da reperire.
Tanti piccoli ma significativi interventi possono realizzarsi, ma sarebbe tutto inutile se non avessimo la possibilità di guidarli in maniera continua è competente: di progettare gli interventi di formazione.
Con le RSU competenti avremmo efficacia nel sostenere lo sviluppo dell’Amministrazione Pubblica, nell’interesse del cittadino ma anche del lavoratore.
E’ una partita che si gioca in azienda e le Organizzazioni Sindacali che investiranno sulla formazione dei propri eletti nelle RSU sono destinate ad essere le protagoniste del futuro di questo paese.
Bari, 12/06/2008

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