La letteratura scientifica ci fornisce studi significativi per cogliere gli effetti devastanti di un comportamento manageriale che ignora le aspettative del lavoratore in relazione al suo apporto di lavoro e di competenze.
La “Teoria dell’equità” ci presenta un lavoratore che considera in concreto la relazione tra i risultati attesi dal suo impegno lavorativo (stipendio, status, benefits, opportunità di carriera) e il contributo del suo apporto di lavoro (competenze, esperienza lavorativa, tempo, impegno ecc.).
Ma non è questo rapporto che incide sulla sua sfera motivazionale bensì il fatto che il lavoratore percepisca il summenzionato rapporto come equilibrato rispetto a quello degli altri colleghi nella sua stessa condizione, ovvero dei colleghi da lui assunti come gruppo di riferimento. In altre parole, la spinta motivazionale sul lavoro è il risultato di un continuo e costante confronto sociale, che ogni lavoratore quotidianamente si rappresenta, tra sé stesso e i colleghi di riferimento.
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