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venerdì 2 dicembre 2011

IMPARA L'INGLESE ALTRIMENTI SEI FUORI MERCATO.

La contrattazione del futuro dovrà parlare l’inglese, altrimenti è fuori mercato.
Il governo ha salvato l’azienda di volo nazionale, anzi le due aziende italiane di volo, al sindacato tocca accettare un piano di gestione degli esuberi,  che si trascinano già dal 1999.
Siamo riusciti, come qualcuno ha più volte ripetuto, ad evitare che la nostra compagnia di bandiera fosse divorata da quella dei nostri cugini d’oltralpe, nostri concorrenti nel turismo. Abbiamo evitato che il turismo fosse “dirottato” in Francia, producendo così danni economici a cascata.
Resta una riflessione. Se il costo di questa operazione di salvataggio è pari, al momento, a circa 100 euro per ogni italiano, perché non ne abbiamo spesi 200 o 300 e compravamo noi la compagnia francese? Avremmo potuto tagliare il turismo verso la Francia e dirottarlo tutto verso il nostro bel paese, magari verso gli esercenti commerciali che fanno pagare un gelato venti euro o tre panini trenta euro (sic).
L’unico elemento concreto ed oggettivo che possiamo cogliere è che l’operazione di salvataggio, della nostra compagnia di bandiera e dell’altra compagnia italiana, si sta svolgendo tutta in lingua italiana. E se gli imprenditori d’oltralpe o d’oltremare vogliono partecipare, potranno solo in quota minoritaria, tanto da non poter mai esprimersi nella loro lingua nazionale.
Per un momento, pensiamo di acquistare un gelato in una città sconosciuta, dove chiediamo informazioni circa un buon gelataio. Ci dicono che in città ci sono due gelatai. Una famosa gelateria straniera, marchio internazionale da 100 anni,  ma con il personale che parla solo l’inglese. Un’altra, aperta ieri l’altro, da un noto finanziere di città, con personale che parla la lingua nazionale.
Dove comprereste il gelato?
Non è una domanda facile e non è solo il caso della Compagnia di bandiera che ci da la misura di come siamo in affanno quando dobbiamo parlare le lingue straniere. Anche il presidente del CONI, dopo le deludenti prestazioni delle squadre nazionali alle Olimpiadi, ha concluso che bisogna limitare gli ingressi ai giocatori stranieri nei campionati nazionali.
Ma perché non invitare gli italiani ad andare a giocare all’estero?
Ritorniamo alla gelateria nazionale appena aperta. Come può far fronte alla concorrenza di un gelataio di tradizione senza una specifica esperienza nel settore. Avrà difficoltà ad offrire una maggiore qualità del prodotto e quindi dovrebbe giocare tutto sul miglior prezzo. E per far concorrenza sul prezzo, appena entrata nel mercato, rischierà di lavorare, come si dice, “sottocosto”: con prezzi che non coprono i costi sostenuti. Sicuramente dovrebbe cercare la massima produttività ma avrebbe serie difficoltà a raggiungerla senza una significativa esperienza nello specifico settore: incontrerà più difficoltà ad ottimizzare i fattori produttivi e in special modo a motivare le risorse umane.
Per fare un buon gelato non basta comprare la migliore gelatiera, ovvero non è solo questione di investimenti. L’esperienza è l’asse portante dell’eccellenza.
Una strada più semplice da percorrere, nel breve periodo, è quella di stressare i fattori produttivi e, come la storia industriale ci insegna, quello che più si può stressare sono le risorse umane.
Così, non conoscendo bene la lingua inglese, si tradurrà “produttività” con “Overtime” (oltre l’orario), avvolgendo con un manto epico le imprese dei nostrani “capitani d’avventura”, tra le storie che possiamo già leggere sul sito del Dipartimento della Funzione Pubblica. Esperienze autocensite e autoreferenziali dei tanti virtuosi impiegati della Pubblica Amministrazione.
In particolare, quella del manager della città di Reggio Emilia, che arriva in ufficio prima delle otto la mattina e va via non prima delle otto la sera. Non si è mai assentato, ma riesce anche a giocare a pallone.
Chissà se ha mai giocato a pallone all’estero? Per ora non corre il rischio della concorrenza straniera: il mercato dei manager degli Enti locali non è un mercato aperto.
Il caso è riportato anche da un noto quotidiano nazionale (Corriere della Sera del 6 sett. 2008, pag. 18), tutto in lingua italiana. Ed è stato impaginato insieme ad un prospetto delle assenze nella Pubblica Amministrazione, che, tra l’altro, mette in evidenza il maggior tasso di assenteismo delle donne rispetto agli uomini. Un dato che fa antitesi con la presentazione del manager modello, che non è coniugato e non ha figli. Un aspetto che certamente non svaluta i meriti autentici del manager, ma che,  ancora una volta, ci inquadra un paese chiuso nelle categorie culturali della sua lingua nazionale e che non ha nessuna intenzione di sostenere l’inconfutabile impegno familiare e sociale delle donne.
Welfare nei paesi anglosassoni e scandinavi si traduce con asili nido, telelavoro, part-time, fondi pensione, dignitosi sussidi di disoccupazione, formazione e re-inserimento nel mondo del lavoro, pari opportunità, ecc.
In questo paese è tradotto con casse integrazioni, aiuti di Stato e partecipazioni statali, scaloni e scalini pensionistici …
Per ridare slancio all’azione sindacale abbiamo bisogno di parlare l’inglese, la lingua della competizione economica con il maggior grado di trasparenza. Il lavoratore del futuro non può essere tutelato solo nel ristretto microcosmo dell’azienda di appartenenza, ma deve essere garantito in tutta la sua vita sociale, anche se questo può significare firmare contratti con imprenditori stranieri.
                                                                      
Bari, 09/09/2008

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